Occhio per occhio, dente per dente

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Quando siamo felici trasudiamo energia positiva che viene rilasciata nell’aria, in quello che si tocca, in un posto dove si è stati bene. L’energia è, dunque, un atto di amore, un movimento, una danza che si contrappone alla materia e rimane in circolo in essa.

Se i sogni sono previsioni del futuro allora le opere sono fotografie di ciò che ancora deve accadere.

 

Ogni civiltà, ogni filosofia, ogni scienza, ogni essere umano ha una propria concezione dell’Universo e su varie ipotesi fonda le proprie scelte e orientamenti. Si tratta di teorie tutte degne di essere tenute in considerazione. Grazie allo spazio che ho qui, ho su Il Sicilia e ho avuto altrove, ho la possibilità di trasmettervi la mia personale visione frutto di letture, riflessioni e di esperienza clinica. Per quanto mi concerne vedo questo spazio intergalattico come un complesso marchingegno che racchiude e contiene tantissima materia ed energia che condiziona ogni cosa e ogni individuo che si muove in esso. Scherzosamente, mi è piaciuto intrattenere i lettori e i sostenitori sui social conferendomi la carica speciale di “Comandante megagalattico della galassia di Dod”, nominando “Dodditani” coloro che mi hanno dimostrato nel tempo di essere dei Liberi Nobili. Non ridete troppo, altrimenti i maccheroni vi possono andare di traverso, mi raccomando!

Nello scorso articolo dal titolo “Auto-terapia del bilanciamento” ho intrapreso con voi un percorso terapico. Il principio alla base di questo modello di intervento da me ideato è che il vero terapeuta è il paziente e lo psicologo non è altro che un mobilitatore col compito di disvelare cosa non funziona, cosa è sbilanciato, cosa deve essere modificato, calibrato e riequilibrato. 

Se si considera l’essere umano non una monade isolata ma il pezzo di un grande ingranaggio, di una attività complessa che coinvolge inesorabilmente sia forze visibili sia forze invisibili, in tale sistema di rotismi vengono trasmessi costantemente dei movimenti energetici da un asse a un altro, da un individuo a un altro, senza sosta. Il benessere o il malessere di una parte del sistema influenza tutte le parti di cui è costituito, probabilmente anche gli astri, le stelle, i pianeti, gli elementi, insomma la totalità. Lavorare sul singolo individuo, in quest’ottica, significa provocare un cambiamento in tutte le dimensioni micro e macro in cui è inserito.

Perché parlo di bilanciamento? E come si attua nella pratica? Ritengo che tutte le patologie psichiche e organiche abbiano un unico comune multiplo: la necessità di bilanciare. È un lavoro che si può fare da soli, anche senza terapeuta.

Abbiamo impiegato secoli per nomenclare i disturbi di personalità e ora arrivo io e parlo di “malattia necessaria per trovare la chiave”, riprendendo il concetto espresso da Jung nel 1900; di un unico disturbo che accomuna tutti che definirei “disturbo da costrizione organizzativa“; e di una unica terapia per tutti che io ho chiamato “auto-terapia del bilanciamento“. Per potere aiutare i pazienti, invero, è indispensabile avere una ottima conoscenza di psicopatologia clinica e dei vari modelli di intervento, quindi, il mio dire non vuole affatto stravolgere ma aggiungere semplicemente un paradigma a quelli già esistenti. Funziona pressappoco in questo modo: mentre si studia il caso per rivelare e analizzare quelle esperienze che hanno provocato i disturbi e disagi attuali, attenzionando sbadigli, libere associazioni, lapsus, dimenticanze, ritardi e così via, mentre si cerca di capire, anche grazie alla somministrazione di test e questionari, quali sono i meccanismi di difesa che l’individuo erge per proteggersi da consapevolezze dolorose, lo psicologo dovrebbe cercare di capire cosa va compensato, ridimensionato e cosa, invece, esaltato, valorizzato. Il nostro compito non è curare un arto spezzato ma fare comprendere al paziente che deve mettersi in mano un dinamometro e cominciare a dare quanto riceve. Non si può e non si deve costringere la gente a ricambiare ma si può scegliere a chi smettere di dare (Saggezza Orientale)Non ce ne rendiamo conto ma sono proprio gli eccessi a creare disarmonia, distonie, dissonanze. 

Se si è elargito troppo, il danno non lo si è fatto solo a se stessi e all’altro ma a tutti quelli che sono connessi energeticamente fra loro. Si fomentano insicurezze, da un lato, e concezioni malsane ed egotistiche o maschilistiche, dall’altro. Il consiglio, in questo caso, deve essere: smetti di dare, ora devi ricevere e se l’altro non è disposto a dare ma solo a ricevere occorre lasciarlo perché si creano relazioni tossiche.

Se si inviano profferte di messaggi che non vengono minimamente ricambiati o non ispirano adeguate risposte, la macchina va regolata, la bilancia cade troppo da una parte. Una coppia non può durare a lungo se non si tenta di mantenere un equilibrio fra le parti, con una giusta divisione di ruoli e compiti e cercando di non generare nell’altro alcun tipo di frustrazione e dispiacere senza, poi, una qualche forma di compensazione energetica.

Nel mio condominio è il portinaio a gettare la spazzatura tranne il vetro. Potrei gettare le bottiglie di vetro nell’indifferenziato ma non sarebbe giusto nei confronti della natura perché risente molto di ogni gesto di violenza ricevuto dagli esseri umani. Così lo accumulo in un sacco e lo butto io stessa. Non mi vedrebbe nessuno, non è lo sguardo degli esseri umani che temo ma le note a mio sfavore e i ritorni di pene da parte dell’Universo. Non ci sono sconti per chi sbaglia nei confronti di se stesso, degli altri e della natura. In questa chiave di lettura, qualunque problema si stia vivendo potrebbe essere dovuto a qualche boomerang che è tornato indietro violentemente e anche a distanza di tempo. Non sappiamo bene come funziona questa cassa di risonanza e nel dubbio che sia così, che non dobbiamo subodorare le reazioni dei nostri simili soltanto ma anche che ci si contorca contro un’azione riprovevole fatta di nascosto, all’insaputa di tutti… tranne che del computer che regola la realtà. Bilanciare allora significa anche tentare di rimediare al male fatto mettendo in atto comportamenti che denotano acquisizione di consapevolezza, dispiacere, voglia di mettere a posto le cose. Ed ecco che arrivano i premi: qualcosa che aspettavamo da tempo si sblocca o altro.

Il costrutto implicito in questo teorema è anche espresso dalla locuzione “occhio per occhio, dente per dente” che racchiude, in altre parole, un bisogno di rivalsa proporzionale al danno subito che può essere considerato uno degli elementi che costituisce il benessere della persona. Ciò non vuol dire assolutamente che sia giusto fare ripicche, dispetti o vendicarsi.

Una moglie che riceve il mantenimento dall’ex-marito è corretto che faccia di tutto per diventare una risorsa produttiva della società. Non è una giustificazione avere figli o essere quarantenni perché le attività che si possono intraprendere per guadagnare sono diverse. Se anche si pensa che sia equo ricevere un assegno mensile come se fosse un risarcimento per le perdite subite, in verità tale forma di rimborso ha una scadenza, non bisogna adagiarsi sugli allori. Oltretutto pensate sia positiva l’energia che vi arriva dall’ex? Chissà quanto impreca per i soldi di cui si deve privare, togliendolo al suo bel deposito da Paperone. Prima ci si distacca totalmente da un nucleo patogeno e prima si risolveranno molte situazioni negative a esso associate anche senza averne alcuna consapevolezza. L’odio genera odio ma se si manda amore ciò che ne consegue non può che essere ubertevole.

Se si vuole fare causa al direttore di un giornale perché non ha corrisposto il pagamento degli articoli scritti, violando i termini contrattuali, solo perché si è innamorato o agli inquilini perché hanno lasciato l’appartamento pieno di guai da riparare e un debito condominiale di mila euro, si può fare ma solo a condizione che ci si affidi a un avvocato con i controattributi e non a un collega d’ufficio. Strategie, piani e risorse sono da considerare altrimenti la situazione degenera e perdiamo la causa, tempo e ancora più denaro.

Fare la cosa giusta dovrebbe essere lo sforzo di ciascun essere umano, leale prima di tutto nei confronti dell’Universo e, poi, verso se stesso e gli altri esseri viventi.

I miei genitori mi hanno chiamato Laura perché avevo gli occhi colore esmeraldo e orbaco quando sono nata e perché mi hanno augurata di essere valente, incoronata vittoriosa e terapeutica per chi mi sta vicino. Così io spero che le mie parole e le mie opere siano come immergersi nelle acque miracolose di Lourdes e che usciate diversi, migliori, evoluti.

 

Laura Valenti
Author: Laura Valenti

Laura Valenti è Psicologa clinica, Scrittrice, Aforista, Artista e Ghost writer e/o correttrice bozze. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche tra cui “Diritti negati” e “La Repubblica”. Cura la rubrica “Liberi Nobili” nel quotidiano online “IlSicilia.it”. Con l’Armando Editore (2007) ha pubblicato il volumetto Per un mondo a misura di adulto e bambino, cui è seguito Come me ( 2008). Entrambi sono patrocinati dall’UNICEF. Nello stesso anno è uscito il romanzo psicologico Ziza (ed. in proprio). Questi ultimi volumi sono i primi di una collana dal titolo Questo non si dice e quello non si fa. Dal 1997 si occupa di Ghost Writing trascrivendo convegni e redigendo per altri articoli, relazioni, discorsi, biografie, libri di medicina, architettura, etc.. È esperta di tecniche di rilassamento mentale (WILDE SYSTEM) e potenziamento cognitivo-affettivo-relazionale con l’ausilio di test psicometrici. Ogni tanto si diletta a creare abiti, scarpe e oggetti/mobili di arredo per la casa e l'ufficio.

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