“Abbanniaturi” – i mercati storici di Palermo

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Il nuovo libro dell’artista Mauri Lucchese

Maurizio Lucchese

Miscuglio di voci, odori, sapori e rumori, i mercati storici di Palermo restituiscono pienamente  il senso di una città eternamente devota al proprio passato, tra tradizioni antiche, edifici che raccontano dominazioni stratificate e suggestioni marinare.

Luoghi ideali per scoprire l’essenza complessa della palermitanità, mettendone in risalto la multiculturalità e la continuità della tradizione, rappresentata dal potere aggregativo del cibo nella sua accezione sociale e quale elemento distintivo del territorio, nonché elemento chiave della movida cittadina dei nostri tempi.

Un argomento al quale Maurizio Lucchese, artista eclettico impegnato su più fronti – pittura, letteratura, ricerca storica e critica in primis – ha dedicato il suo ultimo libro  “Abbanniaturi – i mercati storici di Palermo”, un omaggio all’identità palermitana sintetizzata dai canti e dalle performance dialettiche dei venditori ambulanti che, con il loro accento caratteristico e colorito, cercano di attirare l’attenzione dei passanti e invitano a comprare la merce dai loro vivacissimi banconi, dove troneggiano prodotti agroalimentari di tutti i tipi, dalla carne al pesce, passando per la frutta e la verdura fino al celebratissimo cibo di strada.

Attento conoscitore della cultura palermitana e palermitano egli stesso, Lucchese conduce il lettore attraverso un viaggio sensoriale che si snoda lungo i vicoli storici che ospitano le bancarelle dove, sulle tradizionali lastre di marmo (le cosiddette “balate”) sono adagiati, su letti di ghiaccio tritato, gamberi, orate, tonni, pescespada, polipi, seppie e calamari; e ancora, cassette di legno colme di erbe aromatiche, limoni, sarde fresche e salate, olive e pomodori essiccati, oltre ad altri elementi tipici della cucina palermitana take away, quali cipolle bollite o al forno, panelle, crocchette di patate, verdure lesse e quarume, termine che indica le interiora di vitello.

Pubblicato da MA.LU. Edizioni, il libro, oltre cento pagine, si arricchisce della prefazione di Ketty Tamburello, poetessa e pittrice – autrice, tra l’altro, del ritratto di un “putiaru” nella terza pagina del libro – e di un ricchissimo corredo fotografico curato e realizzato dallo stesso autore dei testi; in copertina, un dipinto di Vincenzo Michele Grimaldi che raffigura un particolare del Mercato del Capo.

A quest’ultimo, alla Vucciria , a Ballarò e al Mercato delle Pulci, Lucchese dedica un’analisi approfondita che, partendo dall’impatto folkloristico, ripercorre le dominazioni che hanno segnato la storia di Palermo : greci, romani e arabi in primis, ai quali la città deve la propria tradizione gastronomica, a partire dal culto dell’olio, delle olive, delle spezie, della frutta secca e del cuscus, sapori e gusti successivamente rivisitati all’insegna della sicilianità e divenuti, nel tempo, parte di una cucina locale del tutto originale e ancorata al territorio.

Con l’abilità pittorica che gli è propria, Lucchese dipinge – è proprio il caso di dirlo – una Palermo affascinante e autentica, tra palazzi antichi e carichi di memoria, mura difensive che un tempo tutelavano la città e i suoi abitanti, vicoli, piazzette e luoghi cari ai turisti, rapiti dalle suggestioni di un tempo passato ma ancora vivo e dinamico.

Si inizia con la Vucciria, raggiungibile da via Roma, immediatamente riconoscibile per via della piazza del Garraffello, dove ancora oggi si tiene il celebre mercato, in assoluto il più antico e famoso anche per la celeberrima tela di Renato Guttuso.

Fin dall’epoca araba, fu la residenza preferita di commercianti orientali, pisani, genovesi, veneziani e amalfitani per via della vicinanza dell’approdo della Cala.

Un angolo senza tempo della città, che ne incarna l’anima più popolare e che si estende in piazza Caracciolo e dintorni: nato come bottega della carne, il mercato – anticamente chiamato “Bucciria”- deve il proprio nome alla parola francese boucherie che significa, appunto, macelleria, perché in epoca angioina vi sorgeva un macello; oggi l’area è disseminata di carnezzerie.

Il percorso di Lucchese procede con Ballarò, tripudio di bancarelle colme di generi alimentari tra i quali primeggia il pesce, nel cuore della città : il mercato storico, che si estende da piazza Casa Professa sino ai bastioni di corso Tukory verso Porta Sant’Agata, è letteralmente attraversato dalle suggestioni sonore prodotte dalle “abbanniate” e frequentato quotidianamente da gente proveniente da ogni parte del mondo.

Relativamente poco transitato dai turisti, per i palermitani rappresenta invece il luogo all’aperto dove fare la spesa per eccellenza, considerata anche l’apertura pomeridiana, particolarmente comoda per chi rincasa dal lavoro: qui è possibile acquistare anche articoli di uso domestico e per la pulizia della casa, scarpe, stoffe e profumi.

Lucchese descrive con particolare efficacia l’area dove sorge il mercato, molto popolosa e multiculturale: secondo l’autore, l’origine del nome deriverebbe dall’arabo “suq – al – balari”, denominazione probabilmente riferita al luogo dove i contadini vendevano le loro mercanzie, provenienti dal casale Balera, nei dintorni di Monreale.

Con la vivida descrizione del Capo, Lucchese entra nella carne viva della Palermo più vera e ancestrale che riflette l’anima araba della città : il mercato si formò in età musulmana, oltre il corso del Papireto, ed era abitato da pirati che commerciavano schiavi.

Esso rappresenta l’antico Seralcadio, dall’arabo Seri – alqad, rione del Kadi, dove un tempo esisteva un macello civico.

L’itinerario si articola lungo le vie Carini e Beati Paoli, Sant’Agostino e Cappuccinelle; uno degli ingressi principali è Porta Carini, a pochi passi dal Palazzo di Giustizia.

Il visitatore si trova dentro uno stretto budello che si allarga e si restringe tra le bancarelle che chiedono spazio, poiché quello disponibile è reso angusto dalla gente che si sofferma ad osservare, contrattare sui prezzi, assaggiare e, infine, comprare.

Tra i protagonisti assoluti della gastronomia, figura la milza, o meglio la “meusa” fatta bagnare nel grasso bollente, emblema del cibo di strada e ambasciatrice della tradizione gastronomica palermitana nel mondo.

Non lontano, nelle vicinanze della Cattedrale, ci si addentra nel mercato delle Pulci, tra corso Alberto Amedeo e via Papireto: un must per i cultori dell’oggettistica e dell’antiquariato, che possono trovare pezzi autentici , mobili antichi e ristrutturati.

La Zisa, altro quartiere di origine araba, non è lontana : qui ha sede uno dei palazzi in assoluto più belli della città, un tempo residenza estiva dei re, a due passi da corso Olivuzza.

Proseguendo verso la cittadella giudiziaria, si giunge proprio dinanzi a Porta Carini, ingresso del Capo, protagonista di un magnifico dipinto di Giuseppe Misuraca, ospitato tra le pagine del libro: un affresco di vita quotidiana che conduce idealmente il lettore attraverso il mercato popolare, rappresentazione della vita e della socialità mediterranea.

Per l’autore, noto anche come Mauri Lucchese, si tratta di una nuova incursione nel mondo editoriale dopo la pubblicazione dei volumi “Palermo Monamour” , “La Real Palatina “, “Caravaggio e dintorni” e “Cannoli express” . Opere accomunate da una dettagliata e meticolosa ricerca, elemento che caratterizza l’impegno culturale di Lucchese, laureatosi presso l’Accademia di Belle Arti dopo avere conseguito la maturità artistica.

Attento osservatore della realtà palermitana, profondo conoscitore delle vicende della famiglia Florio e studioso dell’opera del Caravaggio, Maurizio Lucchese – allievo di Renato Guttuso – ha all’attivo, nella qualità di pittore, oltre cinquanta mostre personali e numerose collettive e ricopre il ruolo di direttore artistico dell’Auditorium “Padre Angelo Cantons” della Parrocchia Regina Pacis di Palermo, divenuto un polo culturale di riferimento nell’organizzazione di mostre ed eventi dal tema religioso.

Presidente della Biennale di Sicilia e storico del patrimonio Unesco arabo – normanno, ha messo a disposizione del Comune di Palermo la propria professionalità e maestria pittorica, donando all’amministrazione due tele, entrambe esposte a Villa Niscemi, dedicate rispettivamente a Ballarò e alla Vucciria: quest’ ultima, in particolare, testimonia la grande influenza esercitata da Renato Guttuso nella dimensione espressiva di Lucchese, le cui frequentazioni hanno abbracciato, negli anni passati, nomi quali Bruno Caruso, Vincenzo Vinciguerra, Pippo Bonanno, Pippo Madè, Giovanni De Simone, Maurilio Catalano, Totò Sammataro, Totò Bonanno e Turi Allotta.

Marianna La Barbera


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