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La grotta di Carburangeli

La grotta di Carburangeli è ubicata nella pianura costiera che si estende sotto l’abitato di Carini (PA). L’accesso alla cavità avviene attraverso tre aperture naturali situate alla base di una piccola balza rocciosa, Carin_grotta_1ad una quota di circa 22 m s.l.m. (e a 600 m ca. dall’attuale linea di riva). A partire dagli ingressi è possibile addentrarsi nel sottosuolo per circa 400 m lungo lo sviluppo della grotta, in un susseguirsi di vani con andamento orizzontale. Allo stato delle attuali conoscenze, a differenza di altri sistemi ipogei conosciuti e censiti nel territorio di Carini, la grotta di Carburangeli è quella che, oltre ad aprirsi alla quota più bassa, s’imposta per gran parte della propria estensione all’interno delle calcareniti e dei conglomerati d’origine fluvio-marina, risalenti al Pleistocene. Queste particolari rocce, infatti, sono state osservate per circa trequarti dell’estensione della grotta Carin_grotta_4a partire dagli ingressi. La parte più interna, invece, si snoda all’interno dei calcari e dei calcari dolomitici del Triassico Superiore – Lias Inferiore. Sulla base di queste osservazioni di carattere geologico, si è spinti a ritenere che la genesi della grotta (almeno nella porzione più esterna) sia avvenuta nell’Era Quaternaria in seguito allo scorrimento di acque sotterranee. Queste acque, nel loro moto verso il mare, avrebbero innescato fenomeni d’erosione di tipo meccanico e, in parte, anche chimico a spese di porzioni del deposito pleistocenico non ancora completamente litificato.

Le concrezioni calcaree
Carin_geol__3L’origine e l’evoluzione di una grotta calcarea è strettamente legata all’azione svolta dall’acqua di scorrimento sotterranea che, oltre ad esercitare una lenta erosione delle rocce (con conseguente formazione della galleria naturale), è responsabile anche della genesi delle concrezioni carbonatiche a causa della precipitazione dei sali minerali in essa disciolti. All’interno della grotta di Carburangeli, questa duplice azione svolta dall’acqua ha lasciato esempi tangibili lungo lo sviluppo sotterraneo, determinando differenze paesaggistiche tra gli ambienti più esterni e quelli interni dell’ipogeo. Il tetto e le pareti del primo vano, infatti, sono segnate dalla presenza di Carin_grotta_5suggestive ondulazioni poco profonde ed asimmetriche che, note con il nome di “impronte di corrente” (o “scallops”), indicano il prevalere dei processi d’erosione su quelli di concrezionamento. Più in profondità, invece, il riempimento da parte delle concrezioni carbonatiche assume un carattere prevalente tanto che il visitatore, nel procedere tra i cunicoli della cavità, deve prestare estrema attenzione a non urtare contro queste delicate formazioni. Dall’acqua di gocciolamento, infatti, si sono formate una gran varietà di speleotemi tipici delle grotte temperate calde, quali le stalattiti, le stalagmiti, le colate calcitiche, ecc. che, svelate per pochi istanti dall’illuminazione dei visitatori, creano incantevoli giochi di luci e di ombre. I tempi di formazione di queste concrezioni calcaree sono molto lunghi, motivo in più per prestare la massima attenzione a non romperle accidentalmente

Come arrivare
La Riserva dista circa 20 Km da Palermo e 6 Km dall’abitato di Carini (PA). E’ raggiungibile dall’autostrada A29 Palermo/Mazara del Vallo, uscendo allo svincolo di Carini ed imboccando la SS 113 in direzione di Villagrazia di Carini, fino al bivio con la via Carbolangi (Km 286). Il percorso, dalle uscite autostradali, è indicato da apposita segnaletica turistica.
Per chi preferisce utilizzare i mezzi pubblici, si segnala che da Palermo (piazza Lolli) è possibile raggiungere la riserva naturale con gli autobus delle autolinee A.S.T. (linea Palermo – Terrasini – Palermo), scendendo alla fermata “Hotel Azzolini” a Villagrazia di Carini.
Da Terrasini è possibile utilizzare il servizio di autolinee Cracchiolo (linea Terrasini – Carini – Terrasini), scendendo sempre alla fermata “Hotel Azzolini” di Villagrazia di Carini.

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