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Bosco di Malabotta

Posto tra la fine dei monti Peloritani e l’inizio dei monti Nebrodi, il Bosco di Malabotta è uno degli ultimi boschi “naturali” sopravvissuti in Sicilia. Bosco di MalabottaVanta, infatti, querce secolari, relitti botanici di grande valore e una fauna rappresentativa dell’habitat forestale. Ha una estensione di 32,21 Kmq e si trova al centro tra i Comuni di Montalbano Elicona, Roccella Valdemone, Malvagna, Francavilla di Sicilia, Tripi, Moio Alcantara, dei cui territori fa parte. Le quote vanno dai 650-700 metri dell’estremo limite meridionale della Riserva, fino al culmine dei m 1341 di Monte Croce Mancina. Istituito Riserva Naturale dal Piano Regionale, con D.A. 477 del 25/7/97 è stato affidato in gestione all’Azienda Foreste Demaniali della Regione Sicilia. Dal punto di vista geomorfologico, nella parte centro-settentrionale dell’area, predominano i sedimenti argilloso-arenacei ed i profili delle alture sono dolci e regolari; nella porzione meridionale, invece, si hanno conglomerati di rocce calcaree che formano dirupi come quelli di Pizzo Castelluzzo, Serra Castagna, Pizzo Daniele e Pizzo Galera.

ARGIMUSCO

Ad Ovest sopra Montalbano, lungo la strada che collega il paese a Randazzo, al bivio poco prima di entrare nel bosco, si trovano le suggestive formazioni rocciose dell’Argimusco, altopiano che si eleva ad un’altezza superiore ai mille metri. Megaliti L’aquila Profilo Tholos. Su questo vasto pianoro s’innalzano riserva-naturale-bosco-di-malabottaenormi macigni (megaliti) di calcare che vento e pioggia hanno eroso, modellandoli in strane forme inquietanti. Molto probabilmente si tratta di formazioni naturali ma la loro forma ha acceso la fantasia delle popolazioni locali. Visibile da lunga distanza, l’Argimusco ha creato in molti l’idea che in passato sia stato un luogo sacro, dove si consumavano antichi riti propiziatori e di ringraziamento che rievocano riti e misteri persi nella notte dei tempi. E’ nata la credenza che proprio lì sorgesse una necropoli e che menhir e dolmen (monumenti funerari) siano sparsi tutt’intorno. Una parte del territorio è attraversata da una muraglia costituita da pietre squadrate che, in un comprensorio panoramico come questo, fanno pensare ad una fortificazione o ad una postazione d’avvistamento, anche se alcuni “vi scorgono” una necropoli. In ogni caso dall’altopiano si gode un panorama a 360° che spazia dalla costa tirrenica compresa tra Tindari e Milazzo, con le isole Eolie sullo sfondo, fino all’Etna dalla parte opposta. Boschi, aree umide, prati-pascolo e aree rupestri sono rimasti meravigliosamente intatti in un mondo che nei secoli ha assecondato le esigenze dell’uomo contadino e pastore.

LA FLORA

bosco di malabottaNel Bosco di Malabotta, per circa 80 ettari domina il Cerro (Quercus cerris), quercia dal portamento regale che può raggiungere i 30 metri di altezza e di cui in cima a monte Croce Mancina esistono esemplari con tronco di circa due metri di diametro. Riconoscibile, oltre che dalle caratteristiche incisioni delle foglie, anche perché le cupule delle sue ghiande, di grosse dimensioni, sono protette da squame lineari ed arricciate. Spesso il Cerro si trova consociato al Faggio (Fagus sylvatica) che nel territorio di Montalbano Elicona, forma una splendida faggeta ancora integra che si estende per circa 80 ettari. Altra pianta tipica è l’Agrifoglio che assume significati magici antichissimi: nei popoli occidentali, è di buon augurio scambiarsi rametti di agrifoglio, carichi di rutilanti bacche rosse, nel periodo natalizio. E’ una specie relitta dell’antica flora terziaria A quell’epoca l’agrifoglio costituiva dei boschi, mentre attualmente forma quasi sempre degli arbusteti. All’interno dell’area protetta troviamo anche pregevoli coltivazioni di Nocciolo e Noci e magnifici boschi di Castagno (Castanea sativa) coltivato a ceduo. Altre specie minori sono il Leccio (Quercus ilex), il Perastro, il Sambuco (Sambucus nigra), il Frassino, alcuni Aceri, diverse specie di Salice, il Citiso. Piante immesse da interventi della Forestale e che adesso hanno una estensione notevole sono le Conifere con predominanza di Pino marittimo (Pinus penaster) ma anche con magnifiche pinete di Pino domestico. In misura minore il Pino nero (Pinus nigra) e il Cedrus (Cedrus atlantica, Cedrus deodara). Altra pianta immessa è l’Eucalyptus. Costeggiando le numerose zone umide che scendono a valle, si potrà apprezzare la tipica flora degli ambienti di ripa, tra cui dominano i salici, i pioppi neri, il Platano orientale e gli osmundeti (costituiti da felce florida). L’interesse maggiore della vegetazione risiede nella sopravvivenza di specie relitte di ambiente tropicale. La più celebrata è la Woodvardia radicans, felce termofila di medie dimensioni, dal portamento elegante, che fiancheggia i corsi d’acqua nei luoghi riparati. Nel sottobosco troviamo la Peonia selvatica (Paeonia officinalis), le Ginestre, la Rosa canina, il Biancospino.

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